Sono Miriam Parussolo, e sono nata nel 1965 in Svizzera. Ho trascorso a Zurigo la mia infanzia con i miei genitori. Il mio arrivo in questa vita è stato travagliato dai primi istanti, io e la mamma abbiamo rischiato e sofferto molto durante la mia nascita, ma alla fine ce l’abbiamo fatta! Vivere in Svizzera è stato per me molto duro. Gli stranieri allora non erano ben tollerati ed io che ero una bimba piccola e dal cuore tenero e faticavo molto a farmi rispettare. I miei genitori lavoravano tutto il giorno ed io ero accudita da persone estranee che pur facendo del loro meglio non erano mamma e papà .
Essendo figlia unica soffrivo molto di solitudine ma ad un certo punto arrivò un bambino italiano nella casa vicino a me e conobbi, verso i 4-5 anni, Pasquale. Fu il mio compagno di giochi, amico e quasi un fratello! Mi aiutò nella dura vita dei miei primi anni, litigavamo, giocavamo ed eravamo autentici complici nel fare le marachelle assieme. Ci difendevamo se dall’esterno qualcuno voleva farci del male. Intanto, mentre i miei genitori lavoravano, io ero accudita all’inizio in un nido, poi da una signora anziana, poi dalla Maria e alla fine da zia Pepi (non era mia zia ma la chiamavo così). Con lei rimasi diversi anni insieme al caro zio Giorgio ed i suoi due figli più grandi di me. Con uno di loro litigavo spesso e questo rendeva poco piacevole il mio soggiorno lì, ma eravamo quasi coetanei ed oggi capisco che era normale. Con il senno di poi ho capito il grande valore che mi ha trasmesso la zia Pepi. Era una donna di ottimi principi, una grande educatrice. Mi ha cresciuta nel vero senso della parola. Mi ha insegnato a rispettare le risorse della terra, a fare bene il mio dovere scolastico, a stare ogni giorno all’aria aperta per il mio benessere senza mai trascurare il comportamento educato nelle varie situazioni. Grazie zia Pepi. Ogni giorno tornavo a casa di sera ed i miei genitori si affannavano a preparare il cibo, fare l’orto e tutte quelle faccende indispensabili nella famiglia. La vita era dura anche per loro che si occupavano solo con le loro forze della vita lavorativa e della famiglia. La mamma nel poco tempo libero cercava di colmare tutti i vuoti che la vita lavorativa inevitabilmente causava a me. Anche se ero italiana all’estero, comunque vivevo in un paese molto moderno, dove nulla era lasciato al caso, dove c’era una grande coscienza collettiva e tanto amore perla patria.Nel 1976 a11 anni diedi l’addio alla Svizzera. Finalmente mamma e papà  avevano realizzato la nuova casa in provincia di Treviso, finalmente si tornava a casa!
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